bolognamia


Vai ai contenuti

Bologna com'era

Bologna com'era



Com'era Bologna? Era più bella una volta o è più bella adesso? Ognuno di noi ha la sua opinione e le migliori ragioni per motivarla. Di seguito metterò le stampe e le foto d'epoca che sono riuscito a trovare con qualche indicazione del luogo e a volte qualche breve commento. Se qualche visitatore ha foto d'epoca e mi vuole mandare la copia elettronica, sarò felicissimo di pubblicarla citandolo: bolognamia@altervista.org

Vorrei ringraziare Luigi Lepri, Tiziano Costa, Paolo Canè, Alberto Menarini che con i loro libri mi hanno ispirato questo sito, e dai quali ho attinto a piene mani idee per costruirlo.



Pianta topografica prospettica di Bologna. Incisione su lastra di rame dipinta a mano realizzata da Joan Blaeu nel 1663.













Bologna vista dal terrazzo della casa del professore canonico Filippo Schiassi. Sullo sfondo la torre della specola dell'università.
Antonio Basoli, 1832






























Il fronte della basilica della Madonna di San Luca sul Colle della Guardia.
Antonio Basoli, 1832





















Il Canale delle Moline, forza motrice per molini e filatoi della seta. Ora se ne percorre un tratto in gommone (rafting urbano). Se ne può vedere uno squarcio da una finestrella in via Piella.
Antonio Basoli, 1832







































Le Due Torri viste da via del mercato di mezzo (ora via Rizzoli). La stampa mostra una strada larga. In effetti è una licenza poetica: la strada venne allargata tra il 1916 e il 1918 per poter far passare i tramwai. L'allargamento venne realizzato abbattendo tutte le costruzioni sul lato desto della strada. Sotto il piccone caddero anche le torri Artenisi, Riccadonna e Guidozagni.
Antonio Basoli, 1832.



























Il canale di Reno nel tratto compreso tra la Chiesa di Santa Maria della Visitazione e l'attuale via Marconi. Una volta c'erano i lavatoi e le lavandaie, ora che è stato tombinato (la tombinatura è terminata nel 1956) si gode della vista di centinaia di automobili parcheggiate sopra.
Antonio Basoli, 1832.
























Via degli Orefici. Sullo sfondo il quadriportico e la torre arengaria del Palazzo del Podestà. Tutta la parte a destra della stampa è stata abbattuta e rifatta con edifici moderni all'inizio del XX secolo.
Antonio Basoli, 1832.





























Le cinque torri di Piazza di Porta Ravegnana. Durante gli sventramenti per l'allargamento dell'attuale via Rizzoli. per consentire alla nascente azienda di trasporti pubblici di far passare le vetture per le vie Rizzoli e Castiglione, vennero abbattute le torri Azzoguidi, Riccadonna e Guidozagni. Per fortuna la casa torre che si vede sullo sfondo, Casa Alberici, non era interessata e venne risparmiata e completamente restaurata negli anni 20 del XX secolo.
Ringrazio l'amico Silvio per avermi fornito l'immagine.










La Villa Aldrovandi Mazzacorati sorge sul territorio della tenuta di Camaldoli acquisita da Annibale Marescotti nel 1616. Alcuni anni più tardi, nel 1690, dopo la morte di Raniero la nobile dimora con giardino passo alla famiglia Aldrovandi. Nonostante alcuni lavori condotti sulla casa per renderla degna di un'importante famiglia senatoria, essa mantenne pressochè inalterata la propria struttura ad un solo piano con loggia passante fino al 1761 quando cominciarono i lavori in vista delle nozze di Gianfrancesco Aldrovandi Marescotti con Lucrezia Fontanelli. Il 24 settembre 1763 fu inaugurato il teatrino a due ordini di logge sorrette da cariatidi e telamoni di stucco di Petronio Tadolini, con busti di F. Balugani e pitture del Basoli. Nel 1765 fu compiuta la sopraelevazione del secondo piano della villa. Il progetto definitivo è di Francesco Tadolini che dalla prima metà del 1770 al 1772, ispirato ai moduli neoclassici, portò a compimento il nuovo aspetto della villa con il corpo centrale porticato a sei colonne, timpano ed ali porticate semiellittiche. Costituisce la trasformazione in ambito bolognese di una villa veneta con barchesse di chiara ispirazione palladiana. Alla fine del %u2019700 la villa divenne proprietà dei marchesi Mazzacorati. Attualmente la villa è un centro polivelente del quartiere Savena. All'interno della villa è ospitato il Museo Storico del Soldatino "Mario Massacesi".




















Il Molino Parisio, fotografato all'inizio del XX secolo. Il mulino, costrioto nel XVII secolo, inizialmente funzionava con l'acqua portata dal canale di Savena, ma col tempo diventò insufficiente, e poi la modernità incombeva e quindi era passato alle macchine mosse a vapore, come si può ipotizzare dal lungo camino sormontato da parafulmine. All'epoca della foto qui siamo in aperta campagna. Oggi lo potete trovare dove termina via Augusto Murri e inizia via Toscana, praticamente un semicentro. Da alcuni anni non c'è più il mulino, al suo posto c'è una banca e sopra sono stati ricavati alcuni appartamenti di lusso.










Via Riva Reno davanti alla chiesa delle Lame com'è ora e com'era attorno al 1930
















Via della Grada ai giorni nostri e nei primi anni del XX secolo con le lavandaie al lavoro. Fotoconfronti indecenti













Il Fittone, cioè il paracarro, era collocato in origine in via Spaderie (strada che scomparirà dopo gli sventramenti del Mercato di Mezzoper costruire l'attuale via Rizzoli) , e considerato dalla goliardia un mitico simbolo fallico. Il 13 maggio 1912 venne trasferito all'inizio del portico di Palazzo Poggi in via Zamboni. Portato da due pompieri su una barella venne accolto da una folla di studenti universitari, con tanto di banda e bandiere.

Gli studenti avevano coniato questo epitaffio per il fittone:
"Del nostro Municipio questo è il cazzo, e chi vuole vedere i coglioni vada a Palazzo" Inteso ovviamente come Palazzo Comunale.






















La Torre degli Asinelli, fotografata prima del 1915, quando non erano ancora iniziati i lavori per l'allargamento di via del Mercato di Mezzo.
La via era stretta e non era possibile far transitare i tramwai, era "un freno allo sviluppo moderno della città" e quindi si decise di abbattere tutta la parte a destra della foto. Nell'occasione vennero abbattute anche le torri Artenisi, Riccadonna e Guidozagni.
A sinistra il Palazzo del Conte Acquaderni non venne neppure sfiorato. Forse perchè il Conte era il fondatore del Credito Romagnolo, Nobiluomo di Sua Santità e tante altre cose....
In basso a destra si vede la targa stradale: Via Cavaliera. Dopo la prima guerra mondiale diventerà Via Guglielmo Oberdan.


















In questa foto del 1917 si vedono le torri Artenisi e Riccadonna. La torre Guidozagni è già stata abbattuta.
Sullo sfondo le torri Asinelli e Garisenda.










Alcuni di voi certamente ricorderanno il cinema Eliseo in via degli Orefici: era piccolo, elegante, venivano proiettati film in prima visione. Poi diventò cinema Ambasciatori, ma la crisi delle sale in centro lo portò prima a passare alla seconda visione, poi ai film a luci rosse e poi alla chiusura, alla fatiscenza dei locali. Qualche anno fa la COOP lo ha ristrutturato rivelando le volte dell'antico convento e ne ha ricavato una bella libreria con annesso bar e osteria. Si possono ora "degustare" libri, vini, spuntini d'autore e tutto potrà essere da asporto...










Circa 1850. A Porta Galliera siamo in aperta campagna. Si intravedono a destra i ruderi dell'ultima fortezza costruita a Bologna dal Papa....































... Ma circa 40 anni dopo c'è la stazione, è stata costruita Via dell'Indipendenza e Porta Galliera ha già un aspetto molto più moderno....






















...Sono passati altri 20 anni, ci sono i tramwai elettrici, c'è la montagnola, e da sopra la terrazza panoramica si può vedere cos'è diventata tutta la zona attorno a Porta Galliera (1910)











La grande Madonna col Bambino in terracotta policroma, opera di Camillo Mazza (1602 - 1672), che si trova in cima allo scalone del Bramante a Palazzo d'Accursio, era un tempo nel porto di Bologna, sulla facciata della Gabella Grossa, detta dal popolo "Cisa di lavandèr". Si tratta di un ex voto per lo scampato pericolo corso da una ragazza caduta nelle acque del porto mentre attraversava il canale su di una passerella. Nella foto a destra, fatta a cavallo tra XIX e XX secolo, si vede in primo piano la Gabella grossa, che era l'ex chiesa della Compagnia del Crocifisso del porto, con ben in vista sulla facciata la Madonna. Sullo sfondo le mura con l'arco di uscita del canale. Tutta la zona venne abbattuta negli anni '30 del secolo scorso per fare l'attuale via Marconi.


















Il Corpo dei Vigili Urbani a Bologna è nato nel 1860 su progetto del Consigliere Marco Minghetti. Questo si rifaceva ai "policeman" di Londra, e per questo i bolognesi adattarono il nome al dialetto e i vigili urbani diventarono i pulisman. Nome col quali sono ancora chiamati.





























La Zona del Cavaticcio come si presentava nel 1931, prima che iniziassero i lavori per la tombatura del canale e la demolizione degli edifici per la realizzazione della Via Roma, l'attuale via Marconi















Nei primi anni del XX secolo le bancarelle della Piazzola, come si può vedere dalla foto, avevano invaso anche la salita della Montagnola. In primo piano il garzone di un fornaio con la classica gerla del pane, di fianco un ragazzino della borghesia, con cappello, calzoni alla zuava... insomma vestito alla moda dell'epoca.













Dietro Piazza maggiore c'era il mercato delle erbe. Le "fruttarole" lavavano le verdure nella fontana del Nettuno tanto che il Comune mise una cancellata a protezione della fontana. Nella foto le "fruttarole" del mercato davanti ai loro banchetti.














Quando a Bologna c'era il tramway ovviamente il capolinea di tutte le linee era tra piazza Nettuno, piazza Maggiore e piazza Re Enzo con conseguente selva di rotaie e linee aeree. Però il vantaggio era l'assenza di automobili.
















Il tram passava anche per via D'Azeglio. In questa foto siamo all'altezza dell'ex ospedale della maternità. Siamo prima del 1910.















Il tram in transito fuori porta Santo Stefano, all'incirca all'altezza di via siepelunga. Tra gli alberi si intravede villa Antolini, costruita nel 1843 e abbattuta prima della grande guerra. Sul muro si intravede il ragno, che diventerà poi l'insegna di una antica e famosa osteria.










21 Aprile 1945, le truppe polacche del generale Anders entrano in Bologna da Porta Mazzini senza incontrare resistenza. A seguire entrano anche i reparti corazzati che si parcheggiano sul crescentone di Piazza Maggiore. Per salire sul crescentone i carri ruppero il gradino di porfido. Il danno è ancora visibile e si spera che a nessuno venga mai in mente di ripararlo a memoria di quel giorno

















La palazzina Majani, forse l'unico esempio di Liberty a Bologna. Una volta elegante caffè e punto di ritrovo della Bologna più snob, dal suo terrazzo si osservava il passeggio di via Indipendenza. Ora èadibita ad altri usi: negozio di moda, agenzia di viaggio... ma fortunatamente non ne è stata modificata la struttura liberty



























A cavallo tra tra il XIX e il XX secolo, stando sotto la torre degli Asinelli , se si guardava verso piazza Maggiore, si vedeva questo panorama: via Rizzoli non esisteva, la strada era di acciottolato, in dialetto si diceva "salgè ed sâs".
Qualche anno più tardi si inizio l'abbattimento delle case sulla sinistra della foto (per abbattere quelle a destra si doveva toccare la proprietà del cattolicissimo conte Acquaderni, fondatore del Credito Romagnolo) Tutto per far passare il tram e rendere "moderna" la città. Per fortuna vennero risparmiate le due torri.




























Porta San Felice vista dall'esterno con ancora le mura integre in una foto della fine del XIX secolo. Ahimè le mura non dureranno ancora per molto tempo.


























Porta San Felice fotografata negli anni 80 del XIX secolo. Nel panorama della città si può vedere, tra l'altro, la facciata della Cattedrale di San Pietro col campanile, il campanile e il lato ovest di San Petronio, la facciata della chiesa di San Francesco e il campanile, le torri Prendiparte, Altabella, Garisenda, Asinelli, le torri abbattute Guidozagni, Riccadonna, Azzoguidi



Questo antico caffè era situato a Palazzo Scappi, all'angolo tra via indipendenza e via altabella. Era, assieme al Caffè Zanarini, uno dei ritrovi di Bologna di artisti, letterati e varie personalità. Venne chiuso all'inizio del 1944. Rigrazio l'amica Elisabetta per la segnalazione.





Il Teatro Comunale dopo il restauro della facciata del 1936.
In quel tempo solo la vecchina dei fiori si fermava sotto il portico per offrire i suoi fiori alle signore che andavano a teatro



















Via Santo Stefano, fotografata dal campanile della Basilica di Santo Stefano. A destra palazzo Isolani, a sinistra si intravede casa Tacconi e casa Pasquini.




















L'inizio di via Indipendenza. Si vede a destra il Canton dei Fiori, poi la Cattedrale di San Pietro. A sinistra le bandiere davanti all'Hotel Baglioni e una Fiat 508 Balilla, C'era solo il tram che passava al centro della strada e si potevano tenere le tende da sole davanti agli occhi dei portici...

Home Page | italiano | Bulgnais | Bologna com'era | Detti e proverbi | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu